La proposta di riforma previdenziale spiegata

(Ddl delega Atto Senato 2058) 

Il testo contiene gli emendamenti del Governo fino al 26 febbraio.
Il testo del disegno di legge delega al Governo per l’ulteriore riforma del sistema pensionistico, come modificato da vari emendamenti del Governo, di cui i più recenti presentati in data 26 febbraio 2004, contiene una serie di previsioni tra cui le seguenti. 
L’articolo 1 attribuisce al Governo la delega ad emanare norme per attuare: la liberalizzazione dell’età pensionabile; la eliminazione graduale del divieto di cumulo tra pensioni e redditi da lavoro; le misure volte a favorire lo sviluppo delle pensioni complementari; la estensione della possibilità della totalizzazione dei periodi assicurativi anche nelle ipotesi in cui i requisiti contributivi minimi per il conseguimento del diritto alla pensione siano già stati raggiunti presso alcuno dei fondi in cui sono accreditati i contributi da totalizzare; la estensione delle prestazioni e delle garanzie a carattere sociale, previste per i lavoratori dipendenti ed autonomi, ai lavoratori iscritti alla Gestione separata INPS di cui all’art. 2, comma 26, della legge n. 335/1995. Per il conferimento del TFR ai Fondi di previdenza complementare viene attuato il principio del “silenzio-assenzo”. Sono inoltre indicati i principi e criteri direttivi da applicare, tenendo conto delle specificità dell’attività lavorativa e dell’interesse pubblico, al personale delle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del DLgs n. 165/2001. 
L’articolo 1-bis, consente ai lavoratori che fino al 31 dicembre 2007 maturino i requisiti di età e di anzianità contributiva stabiliti dalle norme vigenti alla data di entrata in vigore della legge delega: di conseguire, in base a quelle stesse norme, il diritto alla pensione di anzianità in regime retributivo (o misto) e il diritto alla pensione in regime contributivo; di chiedere la certificazione di tale diritto all’Ente previdenziale di appartenenza; e, qualora in possesso della certificazione, di potere esercitare il diritto acquisito in qualsiasi momento successivo alla maturazione dei requisiti, indipendentemente da ogni modifica normativa che intervenga dopo la certificazione. 
L’articolo 1-ter prevede che, con effetto dal 1° gennaio 2008, i lavoratori dipendenti o autonomi iscritti all’AGO e quelli iscritti alle forme sostitutive ed esclusive dell’AGO, ai quali si applichino le norme del sistema retributivo (o misto), possano conseguire il diritto alla pensione di anzianità: 
- se in possesso di almeno 35 anni di anzianità contributiva e a condizione che, per il periodo dal 1° gennaio 2008 al 31 dicembre 2013, abbiano raggiunto un’età anagrafica che, secondo le indicazioni contenute nell’allegata tabella A, per i lavoratori dipendenti è fissata a 60 anni dall’anno 2008 ed elevata a 61 anni dall’anno 2010, e, per i lavoratori autonomi, è fissata a 61 anni dall’anno 2008 ed elevata a 62 anni dall’anno 2010, con l’innalzamento di un ulteriore anno dal 2014 per gli uni e gli altri; 
- oppure, indipendentemente dall’età anagrafica raggiunta, a condizione che abbiano maturato almeno 40 anni di anzianità contributiva. 
L’art. 1 ter, per i lavoratori ai quali la pensione viene liquidata esclusivamente con le regole del sistema di calcolo contributivo, prevede che dal 1° gennaio 2008 il requisito dell’età per conseguire, il diritto a pensione, è elevato a 60 anni per le donne e a 65 anni per gli uomini. Gli stessi lavoratori, inoltre, dal 1° gennaio 2008, possono conseguire il diritto alla pensione: indipendentemente dall’età raggiunta, a condizione che siano in possesso di almeno 40 anni di anzianità contributiva; oppure a condizione che siano in possesso di almeno 35 anni di anzianità contributiva e, per il periodo dal 1° gennaio 2008 al 31 dicembre 2013, abbiano raggiunto un’età anagrafica che, secondo le indicazioni contenute nell’allegata tabella A, per i lavoratori dipendenti è fissata a 60 anni dall’anno 2008 ed elevata a 61 anni dall’anno 2010, e, per i lavoratori autonomi, è fissata a 61 anni dall’anno 2008 ed elevata a 62 anni dall’anno 2010, con l’innalzamento di un ulteriore anno dal 2014 per gli uni e gli altri. 
Per i lavoratori che accedono al pensionamento con un’età inferiore ai 65 se uomini e con un’età inferiore ai 60 anni se donne, è previsto un ulteriore differimento della “finestra” per la relativa decorrenza. Ai lavoratori iscritti alla Gestione separata di cui all’art. 2, comma 26, della legge n. 335/1995, si applica la normativa prevista per i lavoratori dipendenti. Al Governo è attribuita una delega allo scopo di estendere l’obiettivo dell’elevazione dell’età media di accesso al pensionamento anche agli ordinamenti pensionistici che sono stati armonizzati ai principi della riforma generale ai sensi dell’art. 2, commi 22 e 23, della legge n. 335/1995, e sono forniti i principi e i criteri direttivi a cui lo stesso Governo deve attenersi per emanare le norme che tengano conto di soluzioni eventualmente proposte dalle parti sociali in alternativa a quelle dettate per l’elevazione dell’età media di accesso al pensionamento. 
L’art. 1-quater stabilisce che, per il periodo dal 2004 al 2007, i lavoratori dipendenti del settore privato iscritti al FPLD dell’AGO e alle forme sostitutive dell’AGO, al maturare dei requisiti minimi richiesti dall’art. 59, commi 6 e 7, della legge n. 449/1997, per conseguire il diritto alla pensione di anzianità, a decorrere dalla prima scadenza utile per usufruire del pensionamento, hanno la facoltà di rinunciare all’accredito dei contributi assicurativi per l’IVS, acquisendo diritto ad ottenere la somma corrispondente all’importo dei contributi che il datore di lavoro dalla stessa scadenza avrebbe dovuto versare all’ente previdenziale se essi non avessero rinunciato all’accredito contributivo. Nei confronti di coloro che si avvalgano di tale facoltà, il trattamento di pensione, all’atto del pensionamento, sarà determinato nell’ammontare pari a quello, spettante alla data della suddetta prima scadenza utile per il pensionamento dopo l’esercizio della stessa facoltà. Le quote di retribuzione corrispondenti all’importo complessivo dei contributi non versati non saranno assoggettate a ritenuta fiscale. 
L’art. 1-quinquies stabilisce che le disposizioni in materia di pensionamenti di anzianità, previste per i lavoratori che possono beneficiare degli ammortizzatori sociali e vigenti alla data di entrata in vigore della legge delega, con effetto dal 1° gennaio 2008 potranno essere applicate limitatamente ad un numero di 10.000 lavoratori che, per potersene avvalere, presentino domanda e che rientrino tra le seguenti categorie: a) lavoratori collocati in mobilità ai sensi degli articoli 4 e 24 della legge n. 223/1991, sulla base di accordi sindacali stipulati anteriormente al 1° marzo 2004, i quali maturino i requisiti per il pensionamento di anzianità entro il periodo di fruizione dell’indennità di mobilità di cui all’art. 7, comma 2, della stessa legge n. 223/1991; b) lavoratori destinatari dei Fondi di solidarietà di settore di cui all’art. 2, comma 28, della legge n. 662/1996, per i quali siano già intervenuti, alla data del 1° marzo 2004, gli accordi sindacali di cui alle lettere a) e b) dello stesso comma 8. 
L’articolo 3 prevede l’iscrizione alla Gestione separata INPS di cui all’articolo 2, comma 26, della legge n. 335/1995, dei lavoratori associati in partecipazione e dei prestatori di lavoro occasionale. 
Con l’articolo 4 viene istituito presso l’INPS il “Casellario centrale delle posizioni previdenziali attive” per la gestione di dati e altre informazioni di natura previdenziale, relative a tutte le categorie di lavoratori, iscritti a forme di previdenza obbligatoria, comprese quelle gestite dagli Enti privatizzati. L’articolo 5 attribuisce delega al Governo ad emanare norme volte a riordinare gli enti pubblici di previdenza ed assistenza obbligatoria, con l’obiettivo di una maggiore funzionalità ed efficacia dell’attività ad essi demandata e una complessiva riduzione dei costi gestionali. 
L’articolo 8 attribuisce al Governo la delega ad emanare un decreto legislativo concernente un testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia previdenziale finalizzato a: modificare, correggere, ampliare e abrogare espressamente norme vigenti relative alla contribuzione, all’erogazione delle prestazioni, all’attività amministrativa e finanziaria degli enti preposti all’assicurazione obbligatoria per l’IVS e all’erogazione degli assegni sociali; semplificare e razionalizzare le norme previdenziali del settore agricolo, provvedendo ad uniformarlo, nel rispetto delle sue specificità, agli altri settori produttivi e procedendo, per l’accertamento della manodopera impiegata, alla graduale sostituzione dei criteri induttivi con criteri oggettivi. (10 marzo 2004)

Disegno di Legge - Atto Senato 2058. Delega al Governo in materia previdenziale, misure di sostegno alla previdenza complementare e all’occupazione stabile e riordino degli enti di previdenza e assistenza obbligatoria (nella versione risultante dal testo approvato dalla Camera dei Deputati coordinato con gli emendamenti presentati dal Governo in data 29 ottobre 2003 e 26 febbraio 2004, ndr). 
( Testo approvato dalla Camera con gli emendamenti del Governo presentati in data 29 ottobre 2003).
( emendamenti presentati dal Governo in data 26 febbraio 2004)
Art. 1. Previdenza obbligatoria e complementare
1. Il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi contenenti norme intese a:
c) liberalizzare l’età pensionabile;
d) eliminare progressivamente il divieto di cumulo tra pensioni e redditi da lavoro;
e) sostenere e favorire lo sviluppo di forme pensionistiche complementari;
f) rivedere il principio della totalizzazione dei periodi assicurativi estendendone l’operatività anche alle ipotesi in cui si raggiungano i requisiti minimi per il diritto alla pensione in uno dei fondi presso cui sono accreditati i contributi;
g) estendere ai lavoratori iscritti alla gestione di cui all’ articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, adattandole alle caratteristiche di tali soggetti, le prestazioni e le garanzie a carattere sociale e formativo previste per i lavoratori dipendenti e autonomi, in modo che sia comunque garantito, per ogni tipologia di prestazione, l’equilibrio finanziario delle apposite evidenze contabili da istituire presso l’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS).
2. Il Governo, nell’esercizio della delega di cui al comma 1, si atterrà ai seguenti princìpi e criteri direttivi:
c) liberalizzare l’età pensionabile, prevedendo il preventivo accordo del datore di lavoro per il proseguimento dell’attività lavorativa qualora il lavoratore abbia conseguito i requisiti per la pensione di vecchiaia, con l’applicazione degli incentivi di cui all’articolo 1-quater e fatte salve le disposizioni di legge vigenti in materia di pensionamento di vecchiaia per le lavoratrici, e facendo comunque salva la facoltà per il lavoratore, il cui trattamento pensionistico sia liquidato esclusivamente secondo il sistema contributivo, di proseguire in modo automatico la propria attività lavorativa fino all’età di sessantacinque anni;
d) ampliare progressivamente la possibilità di totale cumulabilità tra pensione di anzianità e redditi da lavoro dipendente o autonomo, in funzione dell’anzianità contributiva e dell’età;
e) adottare misure volte a consentire la progressiva anticipazione della facoltà di richiedere la liquidazione del supplemento di pensione fino a due anni dalla data di decorrenza della pensione o del precedente supplemento;
f) ridefinire il trattamento previdenziale dei lavoratori iscritti alla gestione di cui all’ articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, prevedendo l’applicazione graduale delle aliquote vigenti per i lavoratori iscritti alla gestione commercianti presso l’INPS, relativamente ai lavoratori non iscritti ad altre forme di previdenza obbligatoria; escludere dall’elevazione dell’aliquota coloro che ricoprono incarichi di amministratore, sindaco o revisore di società e coloro che percepiscono trattamenti pensionistici a carico di altre forme di previdenza obbligatoria; prevedere che una parte dell’incremento dell’aliquota sia destinata a prestazioni di carattere sociale e formativo a favore dei lavoratori medesimi;
g) adottare misure finalizzate ad incrementare l’entità dei flussi di finanziamento alle forme pensionistiche complementari con contestuale incentivazione di nuova occupazione con carattere di stabilità, prevedendo a tale fine:
1) il conferimento, salva diversa esplicita volontà espressa dal lavoratore, del trattamento di fine rapporto maturando [1] alle forme pensionistiche complementari di cui al decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124 [2], e successive modificazioni, che possono essere istituite, con l’obbligo della gestione separata, anche dagli enti privatizzati di cui ai decreti legislativi 30 giugno 1994, n. 509, e 10 febbraio 1996, n. 103, sia direttamente che d’intesa con le fonti istitutive rappresentative della categoria, garantendo che il lavoratore stesso abbia una adeguata informazione sulla facoltà di scegliere le forme pensionistiche a cui conferire il trattamento di fine rapporto;
2) l’individuazione, nel caso in cui il lavoratore non esprima, entro il termine di tre mesi dall’entrata in vigore della presente legge, ovvero entro tre mesi dall’assunzione, la volontà di non aderire ad alcuna forma pensionistica complementare e non abbia esercitato la facoltà di scelta in favore di una delle forme medesime, di modalità tacite di conferimento del trattamento di fine rapporto ai fondi istituiti in base ai contratti e accordi collettivi di cui alla lettera a) del comma 1 dell’articolo 3 e al comma 2 dell’articolo 9 del decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124 [2], e successive modificazioni;
3) la possibilità che, qualora il lavoratore abbia diritto ad un contributo del datore di lavoro da destinare alla previdenza complementare, detto contributo affluisca alla forma pensionistica prescelta dal lavoratore stesso o alla quale egli intenda trasferirsi ovvero alla quale il contributo debba essere conferito ai sensi del numero 2);
4) la rimozione dei vincoli posti dall’articolo 9, comma 2, del decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124 [2], e successive modificazioni, al fine della equiparazione tra forme pensionistiche; l’attuazione di quanto necessario al fine di favorire le adesioni in forma collettiva ai fondi pensione aperti, nonché il riconoscimento al lavoratore dipendente che si trasferisca volontariamente da un fondo pensione negoziale ad un fondo pensione aperto del diritto al trasferimento del contributo del datore di lavoro in precedenza goduto, oltre alle quote del trattamento di fine rapporto;
5) il ricorso a persone particolarmente qualificate e indipendenti per il conferimento dell’incarico di responsabile dei fondi pensione nonché l’incentivazione dell’attività di eventuali organismi di sorveglianza previsti nell’ambito delle adesioni collettive ai fondi pensione aperti, anche ai sensi dell’articolo 5, comma 3, del decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124 [3], e successive modificazioni;
6) la costituzione, presso enti di previdenza obbligatoria, di forme pensionistiche alle quali destinare in via residuale le quote del trattamento di fine rapporto non altrimenti devolute;
8) la subordinazione del conferimento del trattamento di fine rapporto [1] all’assenza di oneri per le imprese, attraverso l’individuazione delle necessarie compensazioni in termini di facilità di accesso al credito, in particolare per le piccole e medie imprese, di equivalente riduzione del costo del lavoro e di eliminazione del contributo relativo al finanziamento del fondo di garanzia del trattamento di fine rapporto;
h) prevedere l’elevazione fino ad un punto percentuale del limite massimo di esclusione dall’imponibile contributivo [4] delle erogazioni previste dai contratti collettivi aziendali o di secondo livello;
i) perfezionare l’unitarietà e l’omogeneità del sistema di vigilanza sull’intero settore della previdenza complementare, con riferimento a tutte le forme pensionistiche collettive e individuali previste dall’ordinamento e semplificare le procedure amministrative tramite:
1) l’esercizio da parte del Ministero del lavoro e delle politiche sociali dell’attività di alta vigilanza mediante l’adozione di direttive generali in materia;
2) l’attribuzione alla Commissione di vigilanza sui fondi pensione, ferme restando le competenze attualmente ad essa attribuite, del compito di impartire disposizioni volte a garantire la trasparenza delle condizioni contrattuali fra tutte le forme pensionistiche collettive e individuali, ivi comprese quelle di cui all’articolo 9-ter del decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124 [5], e successive modificazioni, e di vigilare sulle modalità di offerta al pubblico di tutti i predetti strumenti previdenziali, al fine di tutelare l’adesione consapevole dei soggetti destinatari;
3) la semplificazione delle procedure di autorizzazione all’esercizio, di riconoscimento della personalità giuridica dei fondi pensione e di approvazione degli statuti e dei regolamenti dei fondi e delle convenzioni per la gestione delle risorse, prevedendo anche la possibilità di utilizzare strumenti quale il silenzio assenso e di escludere l’applicazione di procedure di approvazione preventiva per modifiche conseguenti a sopravvenute disposizioni di legge o regolamentari;
l) ridefinire la disciplina fiscale della previdenza complementare introdotta dal decreto legislativo 18 febbraio 2000, n. 47, in modo da ampliare la deducibilità fiscale della contribuzione ai fondi pensione tramite la fissazione di limiti in valore assoluto ovvero in valore percentuale del reddito imponibile, anche con la previsione di meccanismi di rivalutazione e di salvaguardia dei livelli contributivi dei fondi preesistenti; superare il condizionamento fiscale nell’esercizio della facoltà di cui all’articolo 7, comma 6, lettera a), del decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124 [6], e successive modificazioni; rivedere la tassazione dei rendimenti delle attività delle forme pensionistiche rendendone più favorevole il trattamento in ragione della finalità pensionistica;
m) realizzare misure specifiche volte all’emersione del lavoro sommerso di pensionati in linea con quelle previste dalla legge 18 ottobre 2001, n. 383, in materia di emersione dall’economia sommersa, relative ai redditi da lavoro dipendente e ai redditi di impresa e di lavoro autonomo ad essi connessi;
n) completare il processo di separazione tra assistenza e previdenza;
o) ridefinire la disciplina in materia di totalizzazione dei periodi assicurativi, al fine di ampliare progressivamente le possibilità di sommare i periodi assicurativi previste dalla legislazione vigente, con l’obiettivo di consentire l’accesso alla totalizzazione sia al lavoratore che abbia compiuto il sessantacinquesimo anno di età sia al lavoratore che abbia complessivamente maturato quaranta anni di anzianità contributiva, indipendentemente dall’età anagrafica, e che abbia versato presso ogni cassa, gestione o fondo previdenziale almeno cinque anni di contributi. Ogni ente presso cui sono stati versati i contributi sarà tenuto pro quota al pagamento del trattamento pensionistico, secondo le proprie regole di calcolo. Tale facoltà è estesa anche ai superstiti di assicurato deceduto prima del compimento dell’età pensionabile;
p) applicare i principi e i criteri direttivi di cui al presente articolo e le disposizioni relative agli incentivi al posticipo del pensionamento di cui all’articolo 1-quater, con le necessarie armonizzazioni, al rapporto di lavoro con le amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 [7], e successive modificazioni, previo confronto con le parti sociali, le regioni, gli enti locali e le autonomie funzionali, tenendo conto delle specificità dei singoli settori e dell’interesse pubblico connesso all’organizzazione del lavoro e all’esigenza di efficienza dell’apparato amministrativo pubblico;
q) abrogare espressamente le disposizioni incompatibili con la disciplina prevista nei decreti legislativi.
q-bis) definire un massimale per i nuovi trattamenti pensionistici a carico delle forme obbligatorie, sostitutive, esclusive ed esonerative, nonché degli enti di cui al decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509 e al decreto legislativo 10 febbraio 1996, n. 103; prevedere che tale massimale non sia inferiore ad un importo pari a 516,46 euro al giorno;
q-ter) eliminare sperequazioni, tra le varie gestioni pensionistiche, nel calcolo della pensione, al fine di ottenere, a parità di anzianità contributiva e di retribuzione pensionabile, uguali trattamenti pensionistici;
q-quater) prevedere benefici sulla contribuzione figurativa per famiglie che presentano situazioni di disabilità riconosciuta ai sensi dell’articolo 3, comma 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104 [8], in caso di trasformazione del rapporto di lavoro a tempo pieno in rapporto di lavoro a tempo parziale.
Art. 1-bis. Certificazione del diritto al conseguimento della pensione.
1. Il lavoratore che abbia maturato sino al 31 dicembre 2007 i requisiti di età e di anzianità contributiva previsti dalla normativa vigente alla data di entrata in vigore della presente legge, ai fini dell’accesso al trattamento pensionistico di anzianità, nonché alla pensione nel sistema contributivo, consegue il diritto alla prestazione pensionistica secondo la predetta normativa vigente e può chiedere all’ente di appartenenza la certificazione di tale diritto.
2. I periodi di anzianità contributiva maturati fino alla data di conseguimento del diritto alla pensione sono computati, ai fini del calcolo dell’ammontare della prestazione secondo i criteri vigenti alla data di cui al comma 1.
3. Il lavoratore in possesso della certificazione di cui al comma 1 può liberamente esercitare il diritto alla prestazione pensionistica in qualsiasi momento successivo alla data di maturazione dei requisiti di cui al predetto comma 1, indipendentemente da ogni modifica della normativa successiva alla certificazione stessa.
Art. 1-ter. Misure a garanzia della sostenibilità finanziaria del sistema pensionistico obbligatorio.
1. Al fine di assicurare la sostenibilità finanziaria del sistema pensionistico, stabilizzando l’incidenza della relativa spesa sul prodotto interno lordo, mediante l’elevazione dell’età media di accesso al pensionamento, con effetto dal 1° gennaio 2008:
a) il diritto per l’accesso al trattamento pensionistico di anzianità per i lavoratori dipendenti ed autonomi iscritti all’assicurazione generale obbligatoria ed alle forme di essa sostitutive ed esclusive si consegue, fermo restando il requisito di anzianità contributiva non inferiore a trentacinque anni, al raggiungimento dei requisiti di età anagrafica indicati, per il periodo dal 1° gennaio 2008 al 31 dicembre 2013, nella Tabella A [9] allegata alla presente legge e, per il periodo successivo, nel comma 1-bis. Il diritto al pensionamento si consegue, indipendentemente dall’età, in presenza di un requisito di anzianità contributiva non inferiore a quaranta anni;
b) per i lavoratori la cui pensione è liquidata esclusivamente con il sistema contributivo, il requisito anagrafico di cui all’ articolo 1, comma 20, primo periodo, della legge 8 agosto 1995, n. 335, è elevato a 60 anni per le donne e a 65 per gli uomini. Gli stessi possono inoltre accedere al pensionamento:
- a prescindere dal requisito anagrafico, in presenza di un requisito di anzianità contributiva pari a quaranta anni;
- con una anzianità contributiva pari ad almeno trentacinque anni, in presenza dei requisiti di età anagrafica indicati, per il periodo dal 1° gennaio 2008 al 31 dicembre 2013, nella Tabella A [9] allegata alla presente legge e, per il periodo successivo, nel comma 1-bis;
c) i lavoratori di cui alle lettere a) e b), che accedono al pensionamento con età inferiori a 65 anni per gli uomini e 60 per le donne, per i quali sono liquidate le pensioni a carico delle forme di previdenza dei lavoratori dipendenti, che risultino in possesso dei previsti requisiti entro il secondo trimestre dell’anno, possono accedere al pensionamento dal 1° gennaio dell’anno successivo, se di età pari o superiore a 57 anni; entro il quarto trimestre, possono accedere al pensionamento dal 1° luglio dell’anno successivo. I lavoratori che conseguono il trattamento di pensione, con età inferiori a 65 anni per gli uomini e 60 per le donne, a carico delle gestioni per gli artigiani, i commercianti e i coltivatori diretti e che risultino in possesso dei requisiti di cui alle lettere a) e b) entro il primo semestre dell’anno, possono accedere al pensionamento dal 1° luglio dell’anno successivo; entro il quarto trimestre, possono accedere al pensionamento dal 1° gennaio del secondo anno successivo alla data di conseguimento dei requisiti. Le disposizioni di cui alla presente lettera non si applicano ai lavoratori in possesso della certificazione di cui all’articolo 1-bis. Per il personale del comparto scuola sono confermate le disposizioni di cui all’ articolo 59, comma 9, della legge 27 dicembre 1997, n. 449;
d) per i lavoratori assicurati presso la gestione speciale di cui all’ articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, non iscritti ad altre forme di previdenza obbligatoria, si applicano le disposizioni riferite ai lavoratori dipendenti di cui al presente e al successivo comma.
1-bis. A decorrere dal 1° gennaio 2014, i requisiti di età anagrafica di cui alla Tabella A [9] allegata alla presente legge sono ulteriormente incrementati di un anno, sia per i lavoratori dipendenti che per gli autonomi. Con decreto le Ministero del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze può essere stabilito il differimento della decorrenza dell’incremento dei requisiti anagrafici di cui al primo periodo del presente comma, qualora sulla base di specifica verifica, da effettuarsi nel corso dell’anno 2013, sugli effetti finanziari derivanti dalle modifiche dei requisiti di accesso al pensionamento, risultassero risparmi di spesa effettivi superiori alle previsioni e di entità tale da garantire effetti finanziari complessivamente equivalenti a quelli previsti dall’applicazione congiunta del comma 1 e del primo periodo del presente comma.
2. Il Governo della Repubblica, nel rispetto delle finalità finanziarie di cui al comma 1 e 1-bis e allo scopo di assicurare l’estensione dell’obiettivo dell’elevazione dell’età media di accesso al pensionamento anche ai regimi pensionistici armonizzati secondo quanto previsto dall’ articolo 2, commi 22 e 23, della legge 8 agosto 1995, n. 335, nonché agli altri regimi e alle gestioni pensionistiche per cui siano previsti, alla data di entrata in vigore della presente legge, requisiti diversi da quelli vigenti nell’assicurazione generale obbligatoria, ivi compresi i lavoratori di cui all’articolo 78, comma 23, della legge 23 dicembre 2000, n. 388 [10], è delegato a emanare, entro 18 mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi, sulla base dei seguenti principi e criteri direttivi d’intesa con le parti sociali:
a) tenere conto delle obiettive peculiarità ed esigenze dei settori di attività;
b) prevedere l’introduzione di regimi speciali a favore delle categorie che svolgono attività usuranti;
c) prevedere il potenziamento dei benefici agevolativi per le lavoratrici madri.
3. Il Governo della Repubblica, in seguito ad eventuali proposte delle parti sociali intese a indicare, nel rispetto delle finalità finanziarie di cui al comma 1e 1-bis del presente articolo, soluzioni alternative, a decorrere dal 2008, sull’elevazione dell’età media di accesso al pensionamento, rispetto a quelle indicate al medesimo comma 1, che incidano, anche congiuntamente, sui requisiti di età anagrafica e anzianità contributiva, nonché sul processo di armonizzazione del sistema previdenziale, sia sul versante delle modalità di finanziamento che su quello del computo dei trattamenti, è delegato a emanare entro 18 mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi, sulla base dei seguenti principi e criteri direttivi:
a) assicurare effetti finanziari complessivamente equivalenti a quelli determinati dalle disposizioni di cui al comma 1;
b) armonizzare ai principi ispiratori del presente comma i regimi pensionistici di cui all’ articolo 2, commi 22 e 23, della legge 8 agosto 1995, n. 335, nonché gli altri regimi e le gestioni pensionistiche per cui siano previsti, alla data di entrata in vigore della presente legge, requisiti diversi da quelli vigenti nell’assicurazione generale obbligatoria, tenendo conto delle obiettive peculiarità ed esigenze dei rispettivi settori di attività;
c) prevedere l’introduzione di disposizioni agevolative a favore delle categorie che svolgono attività usuranti, previa definizione delle stesse d’intesa con le Parti Sociali;
d) confermare in ogni caso l’accesso al pensionamento, per i lavoratori dipendenti che risultino essere stati iscritti a forme pensionistiche obbligatorie per non meno di un anno in età compresa tra i 14 ed i 19 anni, a quaranta anni di anzianità contributiva;
e) prevedere il potenziamento dei benefici agevolativi per le lavoratrici madri, d’intesa con le parti sociali.




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